Prestigiatore. Perchè?

Pubblicato su Magia Moderna n° 2 - aprile 2000

La domanda "perché si diventa prestigiatori?" può essere facilmente considerata come la domanda da un milione di dollari. Non esiste, infatti, una risposta precisa ma le motivazioni per cui ciascuno di noi ha deciso, in un dato momento della propria vita, di diventare prestigiatore, sono da ricercarsi a vari fattori che intendo esaminare in questo articolo. Naturalmente parlerò solo di quegli artisti che hanno intrapreso una filosofia di spettacolo pura e onesta, quelli cioè che si presentano al pubblico come persone in grado di eseguire giochi di prestigio grazie all'allenamento e all'abilità, senza alcuna pretesa paranormale. Tutti gli altri, dai 'mentalisti' che asseriscono di possedere poteri, ai medium che facendo giochi di prestigio inducono gli ingenui (e non solo) a credere nelle loro vantate facoltà psichiche, meriterebbero un altro capitolo intitolato "Cialtrone. Perché?", di cui al momento non ho voglia di assumermi l'onere.

Come ho detto all'inizio ci sono varie sfumature esistenziali che conducono il cammino di una persona verso lo spettacolo magico, prima fra tutte l' 'esibizionismo'. Questa parola, usata solitamente in accezione negativa, non vuole assolutamente essere un' offesa per nessuno. Sarebbe interessante andare a riprendere l'opinione di Georg Groddeck, autore del "Libro dell'Es", sull'esibizionismo: Groddeck spiega chiaramente che tutti siamo esibizionisti fin dai primissimi anni, particolarità che scompare durante la crescita a causa del condizionamento morale esterno ma che continua a esistere a livello inconscio nel nostro più intimo io. E' chiaro, quindi, che siamo tutti potenzialmente esibizionisti, serve solo un imput, diverso per ciascuno, per fare affiorare da noi questa qualità nascosta. E quando parlo di qualità, si nota come ora io adduca note positive all'esibizionismo in quanto senza di esso non esisterebbe lo spettacolo, l'arte e la maggior parte degli avvenimenti storici e delle invenzioni scientifiche. Tornando al nostro argomento, il fattore esibizionistico è una delle ragioni per cui a ciascuno di noi piace la nostra arte. E non parlo solo di chi fa spettacolo in teatro, ricercando quindi il grande pubblico. Anche chi esegue piccoli giochi con le carte davanti a due, tre amici gode dello stupore che essi provano di fronte a lui, e del fatto di essere per qualche minuto, al centro dell'attenzione. E' chiaro che sono tipi di esibizionismo diversi, dettati dal carattere più o meno disinvolto, ma è comunque un tipo di egocentrismo equilibrato (che perde accezione positiva quando degenera in megalomania) che rende piacevoli per noi stessi quei momenti in cui possiamo distinguerci per la nostra dote 'esclusiva'. Tante volte l' ho detto anche su queste pagine: è una sensazione impagabile il fatto di vedere gli occhi stupiti dei nostri spettatori mentre operiamo. Il dono di regalare emozioni, regala a noi stupende sensazioni in un rapporto diretto di reciproca definizione.

Altro punto indicativo nella scelta di 'fare magia' è senz'atro da ricercarsi nella mancata voglia di crescere. Restare eternamente bambini, spiega anche Freud, è un desiderio inconscio che risiede in ogni persona e che viene semplicemente represso durante la crescita. Ma lo si può trovare in tante attività che, da adulto, distinguono la nostra vita: in molti sport, in alcuni mestieri, ecc. Il prestigiatore è una persona che decide di 'giocare' per tutta la vita, e di farlo alla grande: in questo il desiderio di infanzia è evidente. Molto bella è una frase che fa parte dello spettacolo di Raul Cremona: "Il prestigiatore è una persona che ha ricevuto a dieci anni la scatola del 'Piccolo mago' e dopo trent'anni ci sta ancora giocando…". Provate a fermarvi e pensare a quanto in fondo è vera questa frase, pensate poi a come vi divertivate da piccoli a giocare con le costruzioni o con i soldatini e paragonate questo divertimento con le sensazioni che provate quando vi allenate nella magia. Troverete tante affinità e vi riscoprirete meno adulti e più felici! Vi sarebbero tanti altri fattori, ma vorrei avviarmi alla conclusione dell'articolo esaminando l'ultimo, quello che è poi alla base di tutte quelle attività volontarie dell'uomo: la ricerca della felicità. Questo concetto, presente in tutte le filosofie del mondo, è tanto astratto ma tanto potente da aver fatto da fulcro a tutte le cose fatte dal genere umano. La ricerca della felicità, dove la parola 'felicità' può indicare soddisfazione, serenità, sensazioni gioiose, tranquillità è la spinta più potente in tutte le battaglie interne dell'uomo: morali, politiche, lavorative, sentimentali. Ed è per uno scampolo di felicità (soddisfazione) sul palco, che ci alleniamo per ore e giorni, soli, davanti allo specchio. E' per la sensazione di serenità e agio nello stare con le persone, che per anni studiamo magia, facendoci poi venire i calli alle dita per 'troppa manipolazione'. E' per il giusto orgoglio procuratoci dal fatto di saper fare qualcosa che non tutti sanno fare, a spingerci giorno dopo giorno nella strada complicata della prestidigitazione, arrancando per riuscire a trovare questo o quel cavillo per migliorare e affinare i nostri effetti e la nostra cultura. Ma ragioniamo: al contrario di tante altre cose aleatorie e illusorie, come i soldi o le donne, la magia non ci delude mai. Pensateci, quale tesoro sicuro e quale moglie fedele è la magia, e continuate a tenerla stretta perché ad essa si alterneranno momenti economici più o meno favorevoli, donne più o meno carine e disponibili, ma, se la porterete avanti con impegno e passione veri, essa resterà la costante primaria della vostra vita, continuando incessantemente a regalarvi momenti di esaltazione e gioia. A tutti voi, i miei auguri per un futuro migliore…